Genova, 14 agosto 2018

Italia con la chioma abbassata
zuppa e rossa.
Cantate un nuovo inno.
Cantate di cemento armato andato giù con un soffio
cantate i morti, polvere di polvere.
Contate fino a 35
con lo spavento di non potervi fermare.
Cantate Genova, persa nel mare.
 
(antonella lucchini)
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Movimento 2

La memoria galleggiava
fuori dalla finestra pulita.
Il silenzio invernale
d’albume vivo
alitava sulla notte.
Cuore e cervello dormivano vicini
a mani giunte.

(antonella lucchini)

Carla, oggi 17 luglio 2006

Il trillo del telefono alle 14. Quindici giorni di morfina, la lacrima del giorno prima (allora mi senti, sai che sono qui), 45 gocce al giorno di benzodiazepina per 15 giorni per riuscire a non morire attendendo la tua morte.
La sera della prima telefonata (venite), la freddezza inconsueta di raccogliere e portare in ospedale calze, mutande, il vestito. Non era la fine, solo il suo inizio, e allora metti tutto nell’armadietto della tua stanza piano secondo reparto oncologia.
Le vene non ricevono più, allora buchiamo il piede, non va nemmeno lì, allora un’iniezione a cadenze regolari.
Senza capelli, senza dentiera, all’improvviso tu sei la neonata e io la puerpera, madre snaturata che non era lì gli ultimi secondi, che non è mai stata lì, che l’ultimo respiro di chi mi spinto nella luce io non lo posso vedere.
Poi l’esposizione pubblica, le critiche dei timorati di Dio (ma perché non le ha coperto le braccia?). E perché cazzo avrei dovuto farlo? Le *“prugne sulla pelle” non sono una vergogna, ha combattuto, quelli sono i segni, e ha perso, e allora? Voi e le vostre bocche putride, sepolcri imbiancati direbbe il vostro profeta, vi ingozzate della parola di Dio e quella è la vostra misericordia?
Il cemento, il marmo, il nome, solo nome e cognome, come papà, lì vicino a te.
Figlia ingrata che raramente si reca al cimitero, ancora e anche lì, il pettegolezzo. Che ne sapete? Che sapete voi dei 12 anni passati da quelle 14? Del vuoto dietro la schiena, del gelo che mi ha stretto la mano sulla fronte di mia madre, della fatica sovrumana di accettare di essere, io, ancora viva, della depressione, del panico?

Ho fatto andata e ritorno dall’inferno così tante volte che agli avvoltoi femmina che mi aspettano carogna, rido sul muso e do un cricco sul becco.

(antonella lucchini)

* rif. Chiara Baldini